mercoledì 16 gennaio 2008

La mia signora (omaggio a Mastella)

11 commenti:

Homo Cinicus ha detto...

La moglie di Fini (ora separata, ma all'epoca dei fatti non lo era) dovrà rispondere di diverse cosette alla Procura di Roma; la moglie di Dini è stata condannata, qualche settimana fa, a due anni e quattro mesi per bancarotta fraudolenta (ma la signora è graziosamente a piede libero grazie all'indulto), ora la moglie di Mastella..(in realtà stiamo parlando del Presidente del Consiglio regionale della Campania, la lingua batte dove il dente duole!).... Che buffo: cerchiamo di stare attenti a ciò che combinano i mariti mentre le mogli sotto sotto...
Che dire.. io non ho più neanche la forza di commentare certe notizie... comunque per capire in quale humus maturano certi comportamenti, vi mando un post di Marco Travaglio circa la situazione che si sta determinando intorno al giornale "L'Unità".
Vi invito a leggerlo perchè è molto esemplificativo.


15 gennaio 2008, in SOCIETA'
Premiata clinica "L'Unità"

So bene che i giornalisti non si scelgono gli editori: di solito è il contrario. Se a un giornalista non va bene l'editore, se ne va. E non viceversa. Ma scrivo sull'Unità praticamente tutti i giorni dal 2002, quando, grazie al grande Claudio Rinaldi, fui chiamato a collaborarvi con la rubrica Bananas da Furio Colombo e Antonio Padellaro. E vorrei dire due parole su quanto sta accadendo e non sta accadendo in quello che tutti chiamano "il giornale dei Ds", mentre non lo è affatto. E' il giornale che i Ds hanno chiuso nel 2000 per mancanza di lettori e che un gruppo di imprenditori ha riaperto, affidandolo a due uomini liberi e liberali come Colombo e Padellaro (mai stati comunisti) e a una redazione molto agguerrita, che infatti entrò subito nel mirino del Cainano allora al potere. Questa Unità, che usufruisce dei contributi previsti dalla legge per la stampa di partito per una libera scelta (revocabile tra un anno, credo) del gruppo parlamentare dei Ds, è un giornale che vende più di 50 mila copie vere e che vale sul mercato decine di milioni di euro.

Qualche mese fa gli editori attuali, ansiosi di "realizzare" il loro investimento, l'hanno messa sul mercato. Si è fatta viva la famiglia Angelucci, nota alle cronache sanitarie e giudiziarie per le sue cliniche private convenzionate e per i processi per corruzione che coinvolgono alcuni suoi membri, e ha messo sul tavolo una quarantina di milioni (a quel che si dice) per comprarsi la maggioranza dell'Unità. Piccolo problemuccio: gli Angelucci già editano un giornale di destra, Libero (finanziato con soldi pubblici, essendo il giornale vero di un partito finto: il Partito monarchico), e uno di pseudosinistra, Il Riformista (finanziato con soldi pubblici, essendo il giornale finto di un partito finto: Le Ragioni del Socialismo, con un solo simpatizzante e un solo iscritto, Emanuele Macaluso). La società capofila del loro impero, la Tosinvest, ha nel suo Cda l'ottimo Littorio Feltri, il direttore di Libero, che dunque metterà presto becco a pieno titolo nella nomina del nuovo direttore dell'Unità (il nome più accreditato è Antonio Polito, figurarsi i meno). A raccogliere la pubblicità del giornale fondato da Gramsci, invece, sarà una società di Daniela Santanchè, numero due del partito fascisteggiante La Destra di Francesco Storace.

I giornalisti dell'Unità hanno scioperato il 14 dicembre, ricevendo una grandinata di dichiarazioni di solidarietà dai leader dei fu-Ds e degli altri partiti del centrosinistra. Ma il più delle volte, come diceva Falcone, la prima corona di fiori la manda l'assassino. Infatti sono noti i rapporti di affettuosa amicizia che legano alcuni settori dei Ds, quelli dalemiani, (oltrechè di Forza Italia e di An e di tutta la politica che conta) con la famiglia Angelucci, che anni fa s'è ricomprata il palazzo delle Botteghe Oscure e ha sistemato i debiti dell'ex-Pci con la collaborazione dell'amico Cesare Geronzi (allora in Capitalia, ora al vertice di Mediobanca e di tante altre cosine). Lo si deve a questi ambienti ex Ds se la vendita dell'Unità, fin dal primo momento, ha puntato dritto verso un unico acquirente, scartando tutte le possibili alternative. Anche quando se n'è profilata all'orizzonte una che avrebbe soddisfatto tutti, lettori e giornalisti: quella di Francesco Di Stefano, l'editore televisivo che dal 1999 ha vinto la concessione dallo Stato per trasmettere su scala nazionale con Europa7, ma dal '99 attende le frequenze abusivamente occupate - fra l'altro - da Rete 4, che dovrebbe stare su satellite dal '94 e invece seguita a trasmettere in proroga, senza concessione. Un editore puro, nel senso che fa solo l'editore. Un editore che si batte contro Berlusconi fin davanti alla Corte di giustizia europea (che si pronuncerà sul suo caso il 31 gennaio prossimo). Un editore che ha soldi propri e non compra le aziende a debito, come Consorte e gli altri furbetti. E, quel che è più grave, un editore incensurato. Quattro handicap gravissimi, per un aspirante editore dell'Unità. Infatti, salvo sorprese dell'ultima ora, chi conta in questa trattativa non l'ha neppure lasciato avvicinare. Ma, se l'Unità finisse davvero agli Angelucci, è bene che si sappia che non era affatto inevitabile che andasse in quelle mani. C'erano alternative molto più serie, a cominciare da quella di Di Stefano. Qualcuno, lassù, l'ha tenuto fuori dalla porta. Ma ora, alla favola degli attuali editori dell'Unità che, cercando un compratore, s'imbattono in un unico offerente - proprio gli Angelucci - e si inchinano alle regole del libero mercato, non potrebbe più credere neammeno un bambino tonto.

Per ulteriori informazioni, consultare la lista degli invitati alle recenti nozze del giovane editore Giampaolo Angelucci (quello arrestato due anni fa a Bari per presunte mazzette al governatore forzista pugliese Raffaele Fitto), pubblicata l'altro giorno da Dagospia. Nell'ordine: Maurizio Costanzo (ex-P2, testimone dello sposino) e Maria De Filippi; Gianfranco Fini con la nuova fiamma (parlando con pardon) Elisabetta Tulliani; il "duo Addams" Feltri & Santanchè; Cesare Geronzi con la figlia Chiara (quella dello scandalo Gea Moggi); Gianni Letta; Gianni Alemanno ed Isabella Rauti; Bernardino Libonati (già benefattore dell'Alitalia). Per l'avvocatura, Guido Calvi (difensore di D'Alema, Geronzi e Ricucci) e Franco Coppi (legale di Andreotti). Per il centrosinistra: il presidente della provincia di Roma, Enrico Gasbarra, e il senatore Antonio Polito, con pipa. Per l'Unipol: il tesoriere dalemiano Ugo Sposetti e il senatore Nicola Latorre. Per Tangentopoli, tra gli altri, Gianni De Michelis. C'erano anche alcuni incensurati, fatti arrivare direttamente dal Vaticano: i cardinali Giovan Battista Re, capo della congregazione dei vescovi, e Leonardo Sandri.

Per sapere che ne sarà dell'Unità con questi editori, non occorrono altri commenti. Come ha scritto un vecchio cronista dell'Unità, Diego Novelli, "non si può passare da Gramsci ad Angelucci: è un problema igienico-sanitario". Per via delle cliniche, s'intende.



permalink | creato da marco_travaglio il 15/1/2008 alle 17:17 |

silviodulivo ha detto...

Non ho capito nulla di questo film. E pensare che ho studiato spagnolo

Stranistranieri ha detto...

Almeno "culo" lo avrai capito! Arriverà la traduzione fra qualche giorno a patto che Javier abbia il coraggio di tradurla. E' parecchio pesante. E comunque se ascolti bene, alla fine, il camionsta dice, rientrando con la testa nel camion, che se non ci fosse stata la sua signora gliela avrebbe fatta/o vedere lui a quella!

Homo Cinicus ha detto...

DAL BLOG di BEPPE GRILLO

Ricevo e pubblico una lettera di Marco Travaglio:

"Caro Beppe,
siamo tutti costernati e affranti per quanto sta accadendo al cosiddetto ministro della Giustizia Clemente Mastella e alla sua numerosa famiglia, nonché al suo partito, che poi è la stessa cosa. Costernati, affranti, ma soprattutto increduli per la terribile sorte che sta toccando a tante brave persone. Infatti, oltre alla signora Sandra, presidente del Consiglio regionale della Campania, sono finiti agli arresti il consuocero Carlo Camilleri, già segretario provinciale Udeur; gli assessori regionali campani dell’Udeur Luigi Nocera (Ambiente) e Andrea Abbamonte (Personale); il sindaco di Benevento dell’Udeur, Fausto Pepe, e il capogruppo Udeur alla Regione, Fernando Errico, e il consigliere regionale dell’Udeur Nicola Ferraro e altri venti amministratori dell’Udeur. In pratica, hanno arrestato l’Udeur (un mese fa era finito ai domiciliari l’unico sottosegretario dell’Udeur, Marco Verzaschi, per lo scandalo delle Asl a Roma, mentre un altro consigliere regionale campano, Angelo Brancaccio, era finito in galera prima dell’estate quando era ancora nei Ds, ma appena uscito di galera era entrato nell’Udeur per meriti penali). Mastella, ancora a piede libero, è indagato a Catanzaro nell’inchiesta "Why Not" avviata da Luigi De Magistris e avocata dal procuratore generale non appena aveva raggiunto Mastella, che intanto non solo non si era dimesso, ma aveva chiesto al Csm di levargli dai piedi De Magistris. S’è dimesso invece oggi, Mastella, ma per qualche minuto appena: poi Prodi gli ha respinto le dimissioni, lasciandolo al suo posto che – pare incredibile – ma è sempre quello di MINISTRO DELLA GIUSTIZIA. La sua signora, invece, non s’è dimessa (a Napoli, di questi tempi, c’è perfino il rischio che le dimissioni di un politico vengano accolte): dunque, par di capire, dirigerà il Consiglio regionale dai domiciliari, cioè dal salotto della villa di Ceppaloni.

Al momento nessuno sa nulla delle accuse che vengono mosse a lei e agli altri 29 arrestati. Ma l’intero Parlamento – con l’eccezione, mi pare, di Di Pietro e dei Comunisti Italiani – s’è stretto intorno al suo uomo più rappresentativo, tributandogli applausi scroscianti e standing ovation mentre insultava i giudici con parole eversive, che sarebbero parse eccessive anche a Craxi, ma non a Berlusconi: insomma la casta (sempre più simile a una cosca) ha già deciso che le accuse - che nessuno conosce - sono infondate e gli arrestati sono tutti innocenti. A prescindere. Un golpetto bianco, anzi nero, nerissimo, in diretta tv.

Nessuno, tranne Alfredo Mantovano di An, s’è domandato come facesse il ministro della Giustizia a sapere che sua moglie sarebbe stata arrestata e a presentarsi a metà mattina alla Camera con un bel discorso scritto, con tanto di citazioni di Fedro: insomma, com’è che gli arresti vengono annunciati ore prima di essere eseguiti? E perché gli arrestandi non sono stati prelevati all’alba, per evitare il rischio che qualcuno si desse alla fuga? Anche stavolta, la fuga di notizie è servita agli indagati, non ai magistrati. E, naturalmente, al cosiddetto ministro.

Il vicepresidente del Csm Nicola Mancino, anziché aprire una pratica a tutela dei giudici aggrediti dal ministro, ha subito assicurato "solidarietà umana" al ministro e ai suoi cari (dobbiamo prepararci al trasferimento dei procuratori e del gip di Santa Maria Capua Vetere, sulla scia di quanto sta accadendo per De Magistris e Forleo?). Il senatore ambidestro Lamberto Dini ha colto l’occasione per denunciare un "fatto sconvolgente: i magistrati se la prendono con le nostre mogli" (la sua, Donatella, avendo fatto fallimento con certe sue società, è stata addirittura condannata a 2 anni e mezzo per bancarotta fraudolenta, pena interamente indultata grazie anche a Mastella). Insomma, è l’ennesimo attacco ai valori della famiglia tradizionale fondata sul matrimonio: dopo l'immunità parlamentare, occorre una bella immunità parentale. Come fa osservare la signora Sandra Lonardo in Mastella dai domiciliari, "questo è l’amaro prezzo che, insieme a mio marito, stiamo pagando per la difesa dei valori cattolici in politica, dei principi di moderazione e tolleranza contro ogni fanatismo ed estremismo". Che aspettano a invitarli a parlare alla Sapienza?." Marco Travaglio

Postato da Beppe Grillo il 16.01.08 17:48 | Muro del pianto |
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Commenti

Homo Cinicus ha detto...

La Camera ha applaudito più volte Mastella mentre attaccava la magistratura. Una solidarietà convinta di chi può rischiare di fare la stessa fine. L’Italia dei Valori e il PDCI sono rimasti in silenzio. Il ceppalonico si è dimesso insieme al suo partito.
Prodi è a interim alla Giustizia. Dia il ministero a Antonio Di Pietro. E’ forse l’unica via per sopravvivere alla rabbia degli italiani.

Applausi
ah ah ah ah ah ah ah
ah ah ah ah ah ah ah
ah ah ah ah ah ah ah
applausi della Casta (1) intorno a me
applausi tu sola Sandra (2) non ci sei
ma dove sei chissà dove sei tu
agli arresti forse tu
perché cantare
cantare ma perché
se canto tutta la Casta va in galera insieme a me
ah ah ah ah ah ah ah
applausi oceano di mani sporche
intorno a me
ma le tue mani Sandra
non le vedrò mai più
ho un nodo in gola
arrestatemi con lei (3)
perché cantare
fare la spia ma perché
se canto la Cosca non mi applaude più
ah ah ah ah ah ah ah
un magistrato non è
non e' un robot senz’anima
Prodi (4) io per te son stato
come un disco che fa l’indulto (5)
e poi si getta via
applausi della Cosca intorno a me
applausi tu sola Sandra non ci sei
chissà dove sei tu
agli arresti forse tu
perché cantare
cantare ma perché
cantare ma perché
se De Magistris (6)più non c’è
ah ah ah ah
cantare ma perché
cantare ma perché
perché cantare se la Casta ama me
perché cantare se la Casta applaude me


(1) Applausi di tutta la Camera il 16 gennaio 2008 all’attacco di Mastella alla magistratura con l’unica eccezione dell’Italia dei Valori e del PDCI
(2) Sandra Lonardo, moglie di Clemente Mastella e presidente del Consiglio regionale della Campania, agli arresti domiciliari
(3) Clemente Mastella è indagato per sette ipotesi di reato, tra cui la tentata concussione al Governatore della Campania Antonio Bassolino
(4) Prodi ha espresso a Mastella la sua solidarietà e ha respinto le sue dimissioni
(5) L’indulto del 2006 proposto da Mastella che ha evitato il carcere ai responsabili di reati finanziari e contro la Pubblica amministrazione
(6) Luigi De Magistris ha indagato su Mastella e su Prodi fino all’avocatura dell’inchiesta Why Not sulla distribuzione dei fondi europei

Homo Cinicus ha detto...

16 gennaio 2008, in SOCIETA'
Ottimisti, nonostante tutto
34
commenti


Non sappiamo ancora quali siano esattamente gli elementi che hanno spinto la magistratura di Santa Maria Capua Vetere a ordinare l'arresto di Sandra Mastella e di più o meno tutto lo stato maggiore dell'Udeur campano. Già ora però sappiamo che il ministro dimissionario e i suoi familiari erano al corrente del blitz almeno da martedì sera. Non per niente Carlo Camilleri, il consuocero del Guardasigilli, sospettato di essere il fulcro di un'organizzazione che pilotava le nomine pubbliche e gli appalti in provincia di Caserta, dodici ore prima delle notifiche delle ordinanze di custodia cautelare, si era fatto ricoverare in ospedale. Il discorso di Mastella in parlamento e gli attacchi a tutta la magistratura, sottolineati da continui applausi bipartisan dell'emiciclo, erano dunque stati pianificati durante la notte.

Anche quello di Mastella è insomma stato un blitz ben ragionato con tre obiettivi. Il primo, semplicissimo, raccogliere il maggior numero di attestati di solidarità possibili. Il secondo, dichiarato, ma più difficile, ottenere finalmente l'approvazione della legge che vieterà ai giornali di pubblicare il contenuto di quasi tutti gli atti giudiziari. Il terzo, far passare in secondo piano il fatto che anche il ministro della Giustizia è indagato.

Tutto questo, al di là del merito dell'inchiesta, è «scandaloso». E a dirlo ormai non sono solo pochi giornalisti, qualche politico costretto a barcamenarsi tra il tentativo di non far cadere il governo Prodi e la necessità di non tradire definitivamente un elettorato che sa bene come è stata gestita la cosa pubblica in Campania. Ormai lo affermano persino i vertici delle camere penali. Gli avvocati Oreste Dominioni e Renato Borzone, presidente e segretario dell'associazione dei legali, oggi hanno dichiarato: «Ancora una volta un'iniziativa giudiziaria nei confronti di personalità istituzionali determina attacchi alla magistratura da parte del mondo politico quasi senza distinzioni di schieramento. Di fronte all'insurrezione della politica e alle accuse di mancato rispetto delle garanzie processuali e di strumentalizzazione dell'azione giudiziaria che già si rilevano dalle prime prese di posizione odierne deve anzitutto ribadirsi che il merito di un procedimento penale in corso non può essere soggetto a critiche politiche, sia che riguardi esponenti politici che cittadini comuni. E' dunque grave, scandalosa ed incomprensibile la schizofrenica valutazione del mondo politico, senza distinzione di schieramento, che interviene in difesa dei principi di garanzia e di civiltà giuridica solo allorché la vicenda riguardi determinati soggetti, e si disinteressa invece del rispetto delle garanzie, del funzionamento del sistema giudiziario, delle grandi riforme liberali e democratiche in materia di giustizia nella quotidiana attività politica».

Traduzione: se in prigione ci finisce un extracomunitario, se i processi durano dei lustri, se le vittime dei reati non vengono risarcite, nessuno dice una parola. Ma se si tocca uno di loro, apriti cielo.

Anche per i professionisti che per anni li hanno assisti nelle aule di tribunale è ormai chiaro come quella dei politici, salvo poche eccezioni, sia davvero una casta. Per questo, nonostante tutto, c'è da essere ottimisti: il Paese è meglio di loro.

mastella, udeur, campania, casta,

permalink | creato da peter_gomez il 16/1/2008 alle 18:56 |

Homo Cinicus ha detto...

Vittimismo cattolico (ai domiciliari)
17 Gennaio 2008

«Credo che anche questo sia l’amaro prezzo che, insieme a mio marito, stiamo pagando per la difesa dei valori cattolici in politica, dei principi di moderazione e tolleranza contro ogni fanatismo ed estremismo. Affronto tranquilla anche questa battaglia».

Lady Mastella sul sito del Corriere della Sera

Pensate che “Avvenire” abbia preso le distanze? Se questi sono i testimonial della Verità cattolica (e non dimentichiamoci di Moggi!), beh, forse ho qualche possibilità di assistere in vita al crollo del cattolicesimo italiano…

silviodulivo ha detto...

Hivander, una cosina un po' più corta no, eh?
Silvio

Stranistranieri ha detto...

Accidenti, in queste storie le donne sembrano uguali agli uomini:allora la differenza dov'è?
Il potere rende tutti ugali?

Homo Cinicus ha detto...

più sintetico di così...? In un paio di post riusciamo a rendere esplicito il quadro nel quale ci troviamo a vivere in questi anni, possiamo farcene un'idea abbastanza aderente alla realtà e poi magari... decidiamo che ci interessano di più le angoscie della melagrana

Cristina Finazzi Modalogia ha detto...

Blog molto interessante. Grazie per esserti presentata. Posso darti del tu, vero?