venerdì 24 ottobre 2008

Questi giorni neri di notizie


Un colore che si faccia largo in questo mare di nero

Non c'è.

Mi coloravo gli occhi delle magliette rosse e i piercing del corteo

ballavo con la musica sparata dal furgoncino di testa

mi annodavo nelle treccine rasta di alcuni

mi illuminavo con il brillantino sul naso dei più

mi infilavo negli scarponi pesanti slacciati di molti.

Poi una cantilena è volata sulla testa di tutti:

"Gelmini puttana Gelmini puttana"

Ho indirizzato allora i miei passi lontani dal coro

ho sentito nella mia testa frullare gli aggettivi del mondo.

Puttana. Con tanti altri a disposizione.

Niente cambierà.

Nemmeno questa volta.


(anonima)

giovedì 23 ottobre 2008

La Gelmini colpisce ancora

Su tutto il territorio nazionale, 1500 insegnanti in meno per i Centri Territoriali Permanenti. Gli adulti italiani e stranieri che frequentano i corsi, così, tanto per padroneggiare meglio la lingua, acculturarsi un po' con l'informatica e l'inglese, socializzare e inserirsi, dovranno rinunciare a bazzicare le scuole, se non sono interessati a prendersi un titolo d'istruzione formale. Vale a dire: licenza di scuola elementare (ma non era sparita?) e licenza di scuola media inferiore e superiore. Chi non consegue il titolo, va a farsi il corso che vuole presso un ente privato. Lo Stato non è più disposto a pagare i suoi insegnanti se questi non danno risultati visibili su carta bollata (questa c'è sempre?). Il credito culturale non è un titolo. Che dire? Il dibattito è aperto.

giovedì 16 ottobre 2008

ancora sul maestro unico

Accolgo volentieri l'intervento di un'amica insegnante a proposito del maestro unico.
Il team docente. Dalla parte di chi ha meno voce

Chi, come me, lavora nelle elementari da qualche decennio, ha vissuto i grandi cambiamenti della scuola, l’ha vista crescere “dal di dentro” – non senza fatiche e contraddizioni – mossa da una grande passione educativa.
La Scuola primaria ha nel tempo cercato di rispondere alle diverse esigenze poste dalle trasformazioni sociali con offerte di qualità, con riforme largamente anticipate da sperimentazioni (è il caso del tempo pieno e dell’insegnamento in team); i cambiamenti più significativi sono stati ampiamente sostenuti da corsi di aggiornamento, perché non si avesse a che fare con operazioni di superficie. E se l’OCSE ha ancora una volta riconosciuto i meriti della Scuola primaria italiana, significa che il suo modo di operare può, in molti casi, essere portato ad esempio.
Non è più tempo di maestri unici. La scuola del “tutti in riga, e che non si senta volare una mosca”, ha denunciato già nel secolo scorso la propria inadeguatezza all’interno del sistema formativo, e recuperare tale modello per proporlo come toccasana per i problemi che attraversano famiglia e società, mi pare alquanto rischioso: ogni segmento formativo deve assumersi le proprie responsabilità, e nel riconoscimento dei rispettivi ruoli, trovare forme di dialogo e di collaborazione.
La frontalità – io spiego e tu ascolti - non è sempre il metodo di apprendimento più efficace neppure per gli adulti. C’è bisogno di protagonismo e coinvolgimento, di accoglienza e gratificazione: i bambini non sono robot inanimati, con teste ad imbuto da riempire, e l’insegnante, per quanto motivato e professionalmente preparato, è un essere umano, con limiti di energia e di specializzazione.
L’apprendimento stabile richiede tempi distesi, un conoscere che passa attraverso il dialogo, il fare con le mani, il confronto con il gruppo, l’approfondimento individuale. Metodi che possono dare frutto solo se si sta bene a scuola con i compagni e con se stessi: questa è una delle più grande consapevolezze sulla quale agisce la scuola primaria.
Ma la scuola è parte integrante del sistema sociale, del quale accoglie e riflette limiti, complessità, difficoltà, ed anche povertà. Mi domando come possa oggi un insegnante unico “dare di più a chi ha di meno”, considerato che problemi di attenzione e disturbi del comportamento sono largamente diffusi tra gli allievi, e che la classe nel suo insieme non va trascurata. Si plaude all’alunno inchiodato al banco, ma talvolta il silenzio che lo rende invisibile all’insegnante è la maschera di un disagio enorme. Il team insegnante è più funzionale anche da questo punto di vista, perché i docenti hanno modo di confrontarsi sulle problematiche della classe e di condividere le strade da praticare, fornendo al tempo stesso testimonianza di democrazia, di rispetto e di collaborazione. Oggi più che mai c’è bisogno di imparare il dialogo costruttivo, di recuperare la forza della tolleranza, valori civili che non si fanno propri solo attraverso lo studio sui libri.
Si mette sotto accusa il tempo delle compresenze del team, come se si trattasse di uno spreco di risorse. La contemporaneità di due insegnanti, alquanto risicata nei moduli 4 docenti su 3 classi o 7 su 5 classi (organizzazione che prevale nella maggior parte dei paesi d’Italia), permette di lavorare su piccoli gruppi intervenendo in modo tempestivo sulle difficoltà di apprendimento degli allievi, favorendo l’integrazione degli extracomunitari e non.
Al tempo del maestro unico chi non reggeva il ritmo “normale” dell’ apprendimento veniva respinto o finiva nelle classi differenziali. La scuola primaria non deve permettersi di emarginare nessuno, neppure attraverso promozioni vuote di preparazione. È nostro dovere etico fare il massimo per ogni bambino, perché possa affrontare la vita con strumenti il più possibile flessibili ed adeguati (anche se questo è uno degli obiettivi finali del percorso educativo).
L’insegnamento in team, o l’inserimento nella scuola dei portatori di handicap, per fare un altro esempio, non sono “anomalie” della Scuola italiana ma conquiste civili, che più volte ci sono state invidiate dagli Stati esteri. Ovvio che la promozione del “ben-essere” ha un suo costo.
La scuola dev’essere il luogo privilegiato su cui investire, anche se non tutti i frutti hanno visibilità immediata. Ciò che oggi può essere letto come un risparmio in termini economici, potrebbe in un futuro prossimo rivelarsi un pessimo investimento: aumento del disagio sociale, dell’abbandono scolastico, mancata integrazione degli extracomunitari, crescita dell’analfabetismo di ritorno. Perché la formazione del Cittadino esige tempo, confronto, operatività, studio e passione, condizioni che la migliore scuola primaria rispetta.
Il mio timore per il maestro unico va soprattutto verso gli ultimi, quelli che meno hanno voce, ma che sono in continuo aumento: per loro la scuola è l’unica occasione di crescita e di riscatto.
È importante che la Riforma della scuola primaria sia condivisa con chi nella scuola lavora, e perciò la conosce bene. L’insegnamento in team dei docenti specializzati in tre ambiti disciplinari è un valore da salvaguardare, nell’interesse immediato e futuro. L’insegnamento in équipe favorisce la competenza ed è scuola di democrazia. E’ la soluzione organizzativa più funzionale per promuovere nel bambino la conquista di quel sapere non mnemonico indispensabile per muoversi con criterio nella società attuale. È la condizione migliore per far emergere le potenzialità di ogni bambino, anche di quelli che meno hanno voce.

Bertilla Bertesina – Scuola primaria di Ponderano


lunedì 29 settembre 2008

Senza parole

Niente che si possa dire, che si possa descrivere con le parole, può esprimere quello che ognuno di noi, qui in occidente, sente di fronte all'ennesimo omicidio di una donna in Afganistan. E proprio perchè non era una donna qualsiasi, la notizia arriva e ci spiazza. Delle altre, offese, esposte a ogni mancanza di rispetto, tappeti stesi perchè gli uomini di famiglia ci passino i loro piedi, di loro ne sappiamo ben poco. Echi lontani che diventano rumori insopportabili quando dobbiamo ascoltare notizie di questo genere. Sembra che fino a due anni fa, Malaila, portasse il kalasnikov sotto il burqa e viaggiasse sempre accompagnata da un uomo di famiglia per poter fare il suoi lavoro di poliziotta. Spesso la tragedia si avvicina moltissimo al senso del ridicolo. Poi ha deciso di togliere il burqa e le minacce alla sua persona si sono intensificate: sembra che ogni mattina trovasse una lettera di minaccia sulla porta, che lei toglieva prima che si alzassero i figli. Era a capo del Dipartimento dei crimini contro le donne e si impegnava perchè i soprusi venissero a galla e fossero puniti.
La sensazione è quella di impotenza. Nessuna strada aperta, nessun cambiamento all'orizzonte. Morti che servono solo ad accrescere il potere di maschi tronfi, frustati e religiosi. Tutto in onore di Allah! Sono stati i talibani ad uccidere, ma in una società dove anche i non talebani non vorrebbero mai che le donne fossero esseri umani uguali a loro.

sabato 13 settembre 2008

Religione e precari

La legge n° 186 del 2003 immetteva in ruolo nella scuola pubblica circa 25.000 (non sono sicura della cifra ma non sono di meno) insegnanti di religione cattolica scaglionati in tre contingenti: il primo dal 1 settembre 2005, l'ultimo dal 1 settembre 2007. Lo Stato Italiano con questa legge assolveva finalmente al compito che si era assunto con la stipula d'intesa fra il Ministero della Pubblica Istruzione e la Conferenza Episcopale Italiana, sancita con la legge n.°751/1985, in cui ci si impegnava a dotare gli insegnanti di religione cattolica di uno statuto giuridico appropriato.
Gli insegnanti di religione devono essere nominati dall'Ordinario del luogo per la propria diocesi e e devono essere "eccellenti per retta dottrina, per testimonianza di vita cristiana e per abilità pedagogica". Una volta entrati in ruolo, ( senza concorsi e abilitazione, pagati dallo Stato italiano) nel caso non dovessero comportarsi con "retta dottrina", il Vescovo competente territoriale, potrà esigere che vengano rimossi. In tal caso, poichè, questi insegnanti sono ormai a tutti gli effetti titolari di un contratto a tempo indeterminato, andranno a coprire le cattedre obbligatorie per tutti.
E qui l'anomalia di ordine giuridico, costituzionale, e le implicazioni di ordine sindacale, appaiono in tutta la loro gravità. Si arriva all'assurdo dell'esistenza di un canale di reclutamento scolastico parallelo a quello statale che va contro ogni principio di democrazia e di laicità dello stato. Ma la cosa ancora più grave è quella che prevede l'insegnante di religione anche nel caso vi sia la richiesta di un solo alunno. (Già, perchè nel 1989 e 1991 la Suprema Corte Costituzionale si era pronunciata a favore dell'insegnamento religioso come materia facoltativa. Il Ministero della Pubblica Istruzione allora aveva inventato la possibilità di mettere a disposizione dei ragazzi che non frequentavano le lezioni, alcune materie alternative. Sappiamo tutti poi come in realtà il funzionamento di queste ore sia stato totalmente alla mercè delle situazioni specifiche di ogni Istituto e mai definito con chiarezza).
Appare evidente quindi come il numero degli insegnanti di religione sia svincolato dal rapporto insegnanti-alunni, valido per tutti gli altri docenti della della scuola statale.
Il tutto assume un aspetto ancora più paradossale di fronte all'ultimo decreto Gelmini che vede la soppressione di ben 85.000 cattedre, il restringimento serrato dei fondi, nessuna prospettiva per le migliaia di precari.
Ma di cosa ci lamentiamo? La fede cattolica del popolo italiano e l'obbedienza dei suoi politici alle gerarchie ecclesiastiche, spianeranno per tutti noi corsie preferenziali per andare in paradiso.

mercoledì 10 settembre 2008

ATAF

Per chi non è di Firenze, ATAF è il nome dell'azienda dei trasporti urbani fiorentini. Entro in un territorio lontano dalle discussioni sulla scuola e gli stranieri (o collegato in qualche modo) perchè ho in testa una domanda che mi frulla da anni: perchè non si paga il biglietto a bordo?

L'azienda costantemente in passivo, con gli stipendi ai dirigenti in costante aumento, è sempre alle cronache perchè "non ce la fa". Ho preso l'autobus numero 35 per quattro anni, che per raggiungere una scuola in pieno territorio cinese, attraversava una piana nebbiosa ed umida abitata da disperati albanesi, marocchini, romeni, passava davanti a un centro Caritas che offriva i pasti e tutti fuori ad aspettare. L'autobus era sempre pieno di gente ammassata e mai che nessuno facesse un biglietto. Ogni tanto arrivavano due sceriffi, un fuggi fuggi generale alle fermate, qualcuno beccato, qualche documento controllato e relativa multa, i più disperati fatti scendere e - dice- portati dai carabinieri. Mai capito come facessero i due sceriffi a piedi a trovare i carabinieri in quelle lande. E' vero esistono anche gli abbonamenti, ma fra tutta quella gente, solo un dieci per cento teneva la carta nel portafoglio.
Prendo ogni tanto altri autobus, dove non si concentrano tante situazioni particolari, ma nessuno che timbri il biglietto. Avranno tutti l'abbonamento? Non credo.
Ecco, ma che cosa c'è di tanto scandaloso a far pagare il biglietto a bordo? In qualsiasi paese si vada, si paga il biglietto o al conducente o c'è un bigliettaio. O magari ci sono paesi dove la coscienza civile è così alta che tutti fanno il proprio dovere. Ma qui no. E anche dopo avere inventato la possibilità di comprare il biglietto dal conducente a prezzo più alto, spesso lui non ce l' ha. Non sono al corrente sulle trovate più recenti. Però domenica ho preso l'autobus, ho fatto dei giri incredibili per trovare tabaccherie aperte per comprare il biglietto, sono salita, ho timbrato, ho visto salire e scendere decine e decine di persone e solo un peruviano con una grade valigia ha tirato fuori il biglietto dal portafoglio e ha timbrato.
Mi sono stancata di leggere quasi tutti i giorni le lamentele dei sindacati e del Comune e della Provincia e via e via, sulle cattive acque in cui versa l'azienda nonostante i dirigenti siano sempre più pagati e le linee sempre più affollate e puzzolenti. Si parla solo di autobus in ritardo o lenti e anche questi non sono problemi da poco. Ma i biglietti?
O ci sono dei meccanismi diabolici per cui senza far pagare i biglietti ma facendo costantemente multe, l'azienda dovrebbe essere fiorente?
Che li mettano in rete i loro bilanci e si ritorni al sistema banale banale del bigliettaio a bordo e tutto sarà più semplice:
  • per le migliaia di turisti,
  • per i disperati che però fumano malboro e hanno i telefonini,
  • per i viaggiatori saltuari che vogliono comprare il biglietto e non sanno dove,
  • e per rispetto a quei pochi che coscienziosamente fanno l'abbonamento.

lunedì 8 settembre 2008

CTP da non scambiare con gli altri: quelli di detenzione

Ogni tanto provo a lanciare qualche segnale di fumo ai vari Centri Territoriali Permanenti sparsi un po' in tutta Italia, per sapere, avere notizie su cosa si fa e come ci si organizza, ma nessuno che mai intervenga. Parlerò un pò io del funzionamento del CTP al quale appartengo, di queste terre del "facciamo un po'come ci torna meglio".

Ai Ctp (istituiti con la legge 255 del ?97 (?))si rivolgono gli adulti italiani e stranieri che vogliono imparare, studiare, migliorare. In verità italiani ce ne sono ben pochi, quindi gli insegnanti dell'alfabetizzazione insegnano la lingua italiana. Gli insegnanti spesso sono profughi fuggiti dalla scuola del mattino, stanchi di lavorare.Vengono a riposarsi qui. In corso d'anno viene fatta una riunione ogni due mesi. La programmazione ognuno la fa, se la fa, come e quando vuole. Non esiste un progetto comune ai corsi, la didattica passa attraverso migliaia di fotocopie. I corsi essendo gratuiti dovrebbero rivolgersi agli immigrati e alle persone che spendono il loro credito culturale sul territorio, e agli italiani che intendono rientrare in formazione. Dico "dovrebbero" perchè qualcuno come fosse un libero professionista in una scuola privata, riesce a farsi il gruppone di livelli avanzati , studenti-studenti che vogliono prendere la certificazione europea a gratis (CILS) e poi caldi-caldi, se ne tornano nel proprio paese. Lavorare con gli studenti è molto meno faticoso che lavorare con gli immigrati principianti e poco scolarizzati. Nessuna regola sulle iscrizioni.
L'orario degli insegnanti è variabile, nessuno fa le 22 ore richieste più le due di programmazione. Quando ne vengono fatte quattro al giorno è grassa. Il Dirigente è lo stesso dell'Istituto Comprensivo e del CTP. Troppo oberato d'impegni, armato di buona volontà, ma sta alla buona fede di questo e di quello.
Questo anno, finita la scuola il sei giugno, consegna dei documenti verso il venti sbrigandosela in dieci minuti, si torna a scuola per una prima riunione l'otto settembre, viene fissato l'inizio delle iscrizioni per il quindici, (ognuno nella propria sede aspetta che quelle due o tre persone al giorno arrivino) e poi il primo ottobre dovremmo cominciare. Qualcuno obietta che potremmo cominciare anche il sei, l'accoglienza necessita di tempi lunghi. Da tener presente che la gente arriva in massa ad iscriversi quando sa che la scuola già funziona con gli studenti. Lo sottolineo, vedo occhiate di odio, ribadisco l'importanza del cominciare visto che due settimane sono più che sufficienti per accogliere quei pochi e leggere i giornali che vogliamo. Esplode un putiferio: come oso fare queste illazioni! - Parlo per me - dico. Ma insomma proprio davanti al dirigente, come oso! Il dirigente aspetta sornione che si calmi la rissa e poi chiede: - Allora il primo? - Si rispondo io, gli altri sbuffano e mi odiano. Ingordi!
Ah! Dimenticavo, abbiamo anche un POF, di due paginette, dove nessuna offerta viene chiarita e specificata, dove nessuna valutazione viene menzionata, dove chi legge non saprà mai esttamente che cosa si offre. Utilizzare il mese di giugno per riunirci, discutere e buttarne giù uno più articolato a cui attenersi anche come metodo di lavoro, sarebbe stato come lanciare spilli negli occhi dei miei amabili colleghi. E' bene che tutto rimanga vago perchè tutto si svolga in assenza di verifiche.
Tanto sono stranieri e non ci sono le famiglie rompiballe a controllare.
Insomma, io lavoro un terzo delle maestre della scuola elementare e mi lamento!
Con un decreto del 2007, sono stati istituiti I centri Provinciali per l'educazione degli adulti che sostituiranno dal prossimo anno i CTP. Come e in che modo, con quali soldi, ancora non è stato specificato. Sarà il solito calderone che farà comodo per piazzare qualche dirigente e dare magari qualche consulenza. Centri per accogliere l'abbandono scolastico, gli analfabeti di ritorno e anche gli immigrati. Tutti insieme. E di didattica e del "come" e "cosa" insegnare, ho la vaga sensazione, se ne parlerà sempre meno. Qui almeno, in altre province non so.