venerdì 24 ottobre 2008
Questi giorni neri di notizie
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giovedì 23 ottobre 2008
La Gelmini colpisce ancora
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giovedì 16 ottobre 2008
ancora sul maestro unico
Chi, come me, lavora nelle elementari da qualche decennio, ha vissuto i grandi cambiamenti della scuola, l’ha vista crescere “dal di dentro” – non senza fatiche e contraddizioni – mossa da una grande passione educativa.
La Scuola primaria ha nel tempo cercato di rispondere alle diverse esigenze poste dalle trasformazioni sociali con offerte di qualità, con riforme largamente anticipate da sperimentazioni (è il caso del tempo pieno e dell’insegnamento in team); i cambiamenti più significativi sono stati ampiamente sostenuti da corsi di aggiornamento, perché non si avesse a che fare con operazioni di superficie. E se l’OCSE ha ancora una volta riconosciuto i meriti della Scuola primaria italiana, significa che il suo modo di operare può, in molti casi, essere portato ad esempio.
Non è più tempo di maestri unici. La scuola del “tutti in riga, e che non si senta volare una mosca”, ha denunciato già nel secolo scorso la propria inadeguatezza all’interno del sistema formativo, e recuperare tale modello per proporlo come toccasana per i problemi che attraversano famiglia e società, mi pare alquanto rischioso: ogni segmento formativo deve assumersi le proprie responsabilità, e nel riconoscimento dei rispettivi ruoli, trovare forme di dialogo e di collaborazione.
La frontalità – io spiego e tu ascolti - non è sempre il metodo di apprendimento più efficace neppure per gli adulti. C’è bisogno di protagonismo e coinvolgimento, di accoglienza e gratificazione: i bambini non sono robot inanimati, con teste ad imbuto da riempire, e l’insegnante, per quanto motivato e professionalmente preparato, è un essere umano, con limiti di energia e di specializzazione.
L’apprendimento stabile richiede tempi distesi, un conoscere che passa attraverso il dialogo, il fare con le mani, il confronto con il gruppo, l’approfondimento individuale. Metodi che possono dare frutto solo se si sta bene a scuola con i compagni e con se stessi: questa è una delle più grande consapevolezze sulla quale agisce la scuola primaria.
Ma la scuola è parte integrante del sistema sociale, del quale accoglie e riflette limiti, complessità, difficoltà, ed anche povertà. Mi domando come possa oggi un insegnante unico “dare di più a chi ha di meno”, considerato che problemi di attenzione e disturbi del comportamento sono largamente diffusi tra gli allievi, e che la classe nel suo insieme non va trascurata. Si plaude all’alunno inchiodato al banco, ma talvolta il silenzio che lo rende invisibile all’insegnante è la maschera di un disagio enorme. Il team insegnante è più funzionale anche da questo punto di vista, perché i docenti hanno modo di confrontarsi sulle problematiche della classe e di condividere le strade da praticare, fornendo al tempo stesso testimonianza di democrazia, di rispetto e di collaborazione. Oggi più che mai c’è bisogno di imparare il dialogo costruttivo, di recuperare la forza della tolleranza, valori civili che non si fanno propri solo attraverso lo studio sui libri.
Si mette sotto accusa il tempo delle compresenze del team, come se si trattasse di uno spreco di risorse. La contemporaneità di due insegnanti, alquanto risicata nei moduli 4 docenti su 3 classi o 7 su 5 classi (organizzazione che prevale nella maggior parte dei paesi d’Italia), permette di lavorare su piccoli gruppi intervenendo in modo tempestivo sulle difficoltà di apprendimento degli allievi, favorendo l’integrazione degli extracomunitari e non.
Al tempo del maestro unico chi non reggeva il ritmo “normale” dell’ apprendimento veniva respinto o finiva nelle classi differenziali. La scuola primaria non deve permettersi di emarginare nessuno, neppure attraverso promozioni vuote di preparazione. È nostro dovere etico fare il massimo per ogni bambino, perché possa affrontare la vita con strumenti il più possibile flessibili ed adeguati (anche se questo è uno degli obiettivi finali del percorso educativo).
L’insegnamento in team, o l’inserimento nella scuola dei portatori di handicap, per fare un altro esempio, non sono “anomalie” della Scuola italiana ma conquiste civili, che più volte ci sono state invidiate dagli Stati esteri. Ovvio che la promozione del “ben-essere” ha un suo costo.
La scuola dev’essere il luogo privilegiato su cui investire, anche se non tutti i frutti hanno visibilità immediata. Ciò che oggi può essere letto come un risparmio in termini economici, potrebbe in un futuro prossimo rivelarsi un pessimo investimento: aumento del disagio sociale, dell’abbandono scolastico, mancata integrazione degli extracomunitari, crescita dell’analfabetismo di ritorno. Perché la formazione del Cittadino esige tempo, confronto, operatività, studio e passione, condizioni che la migliore scuola primaria rispetta.
Il mio timore per il maestro unico va soprattutto verso gli ultimi, quelli che meno hanno voce, ma che sono in continuo aumento: per loro la scuola è l’unica occasione di crescita e di riscatto.
È importante che la Riforma della scuola primaria sia condivisa con chi nella scuola lavora, e perciò la conosce bene. L’insegnamento in team dei docenti specializzati in tre ambiti disciplinari è un valore da salvaguardare, nell’interesse immediato e futuro. L’insegnamento in équipe favorisce la competenza ed è scuola di democrazia. E’ la soluzione organizzativa più funzionale per promuovere nel bambino la conquista di quel sapere non mnemonico indispensabile per muoversi con criterio nella società attuale. È la condizione migliore per far emergere le potenzialità di ogni bambino, anche di quelli che meno hanno voce.
Bertilla Bertesina – Scuola primaria di Ponderano
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lunedì 29 settembre 2008
Senza parole
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sabato 13 settembre 2008
Religione e precari
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mercoledì 10 settembre 2008
ATAF
Per chi non è di Firenze, ATAF è il nome dell'azienda dei trasporti urbani fiorentini. Entro in un territorio lontano dalle discussioni sulla scuola e gli stranieri (o collegato in qualche modo) perchè ho in testa una domanda che mi frulla da anni: perchè non si paga il biglietto a bordo?
- per le migliaia di turisti,
- per i disperati che però fumano malboro e hanno i telefonini,
- per i viaggiatori saltuari che vogliono comprare il biglietto e non sanno dove,
- e per rispetto a quei pochi che coscienziosamente fanno l'abbonamento.
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lunedì 8 settembre 2008
CTP da non scambiare con gli altri: quelli di detenzione
Ogni tanto provo a lanciare qualche segnale di fumo ai vari Centri Territoriali Permanenti sparsi un po' in tutta Italia, per sapere, avere notizie su cosa si fa e come ci si organizza, ma nessuno che mai intervenga. Parlerò un pò io del funzionamento del CTP al quale appartengo, di queste terre del "facciamo un po'come ci torna meglio".
Questo anno, finita la scuola il sei giugno, consegna dei documenti verso il venti sbrigandosela in dieci minuti, si torna a scuola per una prima riunione l'otto settembre, viene fissato l'inizio delle iscrizioni per il quindici, (ognuno nella propria sede aspetta che quelle due o tre persone al giorno arrivino) e poi il primo ottobre dovremmo cominciare. Qualcuno obietta che potremmo cominciare anche il sei, l'accoglienza necessita di tempi lunghi. Da tener presente che la gente arriva in massa ad iscriversi quando sa che la scuola già funziona con gli studenti. Lo sottolineo, vedo occhiate di odio, ribadisco l'importanza del cominciare visto che due settimane sono più che sufficienti per accogliere quei pochi e leggere i giornali che vogliamo. Esplode un putiferio: come oso fare queste illazioni! - Parlo per me - dico. Ma insomma proprio davanti al dirigente, come oso! Il dirigente aspetta sornione che si calmi la rissa e poi chiede: - Allora il primo? - Si rispondo io, gli altri sbuffano e mi odiano. Ingordi!
Ah! Dimenticavo, abbiamo anche un POF, di due paginette, dove nessuna offerta viene chiarita e specificata, dove nessuna valutazione viene menzionata, dove chi legge non saprà mai esttamente che cosa si offre. Utilizzare il mese di giugno per riunirci, discutere e buttarne giù uno più articolato a cui attenersi anche come metodo di lavoro, sarebbe stato come lanciare spilli negli occhi dei miei amabili colleghi. E' bene che tutto rimanga vago perchè tutto si svolga in assenza di verifiche.
Tanto sono stranieri e non ci sono le famiglie rompiballe a controllare.
Insomma, io lavoro un terzo delle maestre della scuola elementare e mi lamento!
Con un decreto del 2007, sono stati istituiti I centri Provinciali per l'educazione degli adulti che sostituiranno dal prossimo anno i CTP. Come e in che modo, con quali soldi, ancora non è stato specificato. Sarà il solito calderone che farà comodo per piazzare qualche dirigente e dare magari qualche consulenza. Centri per accogliere l'abbandono scolastico, gli analfabeti di ritorno e anche gli immigrati. Tutti insieme. E di didattica e del "come" e "cosa" insegnare, ho la vaga sensazione, se ne parlerà sempre meno. Qui almeno, in altre province non so.
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