lunedì 16 febbraio 2009

Violenza

Chi fa violenza alle donne è un violento sempre. E' pericoloso e non deve mai, per nessun motivo, restare libero agli "arresti" domiciliari. Non deve nemmeno rimanere "comodo" in cella ad aspettare che avvocati e assistenti sociali trovino il sistema di rimetterlo in libertà. Deve andare ai lavori forzati. Non esiste più questo sistema di punizione? Che sia ripristinato, che lo spauracchio della fatica sia sventolato davanti a tutti questi frustrati impotenti. Non voglio mai sapere le ragioni sociali o psicologiche che stanno dietro a una violenza. Le posso immaginare ma è il risultato quello che conta. Il violentatore non va "capito" perchè proveniente da famiglia di un certo tipo o da violenze subite ecc... Nell'atto di violenza a una donna, risiedono radici culturali difficili da estirpare, ma la condanna dovrebbe essere totale, la società maschile e femminile per intero dovrebbe fare muro. Eppure si sentono spesso frasi del tipo: - poteva coprirsi di più - oppure: poteva stare a casa, non doveva andare in quel posto - che testimoniano come in fondo ci sia una scusante per quegli omuncoli pezzenti.
Finchè esisterà anche un solo pensiero di questo tipo, i violentatori avranno modo di crescere e di nascondersi anche dietro a una qualche rispettabilità.
E non si venga a dire che ci sono anche tante violenze in famiglia. Le due cose sembrano simili ma non lo sono. In famiglia la violenza nasce dentro una interazione, dentro meccanismi di coppia in cui l'uomo esercita anche un potere fisico. La donna subisce ma ha una via di scampo. Può scegliere di scappare e denunciare. La violenza in strada non ha vie di scampo, è come appiccare un fuoco ad un mucchio di paglia.
Sono gli uomini "per bene" che dovrebbero scendere in piazza contro la feccia che oltraggia le donne e la persona. Per chi crede ancora che esista la dignità di una persona.

lunedì 9 febbraio 2009

Volare!

I vestiti nuovi


Dopo il capodanno cinese (quest'anno mi sembra sia stato il 25 gennaio), i cinesi a scuola arrivano tutti ripuliti e vestiti a festa. I maglioni, i pantaloni, le giacche: tutto è nuovo.

Ho chiesto a qualcuno che cosa fa con i vestiti vecchi e mi ha detto: Butto via.

I vestiti nuovi di solito arrivano via mare, spediti dalle mamme, perchè dicono che - Cina soldi pochi - Si ma c'è il costo della spedizione- dico io - si ma Cina soldi più meno. (nel senso che costa meno)

Insomma gli piace ricevere i pacchi, aprirli, trovare la sorpresa. Come a tutti del resto.

In un pacco che è arrivato a Jie, che fa il cuoco, finalmente, dopo aver fatto l'aiuto cuoco per cinque anni, c'era anche la foto di una ragazza che la mamma gli ha mandato per chiedergli di farci un pensierino. Lui ha detto: - ragazza bella ma io piace ragazza Italia.

Gli altri cinesi lo guardavano con occhi così - vuoi sposa ragazza italiana? - gli hanno chiesto

E lui: - no, cinese ma qui Italia.

Hanno tirato tutti un sospiro di sollievo ed io ho continuato la mia lezione sull'imperfetto.

sabato 31 gennaio 2009

Un libro


All'inizio di gennaio è uscito, edito da Gingko "Qui va tutto a puttane", un'antologia di racconti sulla prostituzione nel nostro paese. Abbinate ai racconti, ci sono le denunce autentiche di giovani prostitute straniere e due saggi sul fenomeno della prostituzione straniera in Italia.

L'antologia si apre con un racconto scritto da me dal titolo "Romina".

I proventi delle vendite saranno interamente devoluti all'associazione onlus bolognese "Fiori di strada" (http://www.fioridistrada.it/)

lunedì 26 gennaio 2009

La storia delle belle donne

Questo è davvero troppo! Dovrebbero sentirsi colpite, ferite, infangate, anche tutte quelle che lo hanno votato. E sua moglie, altro che lettere ai giornali! E le sue figlie! Dio che vergogna!
Questi pensieri non credo appartengano nemmeno a quegli uomini che dopo pranzo vanno al bar, non hanno mai toccato una padella in tutta la loro vita, stanno sulla porta e quando passa una ragazza, bella o brutta, qualcosa devono fare o dire.
Che tristezza!

Chi può dimenticare?

Dimentica chi pensa che la bontà sia un dono di Dio
e la cattiveria un dono del diavolo.
Chi pensa che le aberrazioni non lo riguardino
e il male e il crimine siano annidati nella mente
e nel cuore degli "altri."
Tutti noi siamo "altri".
I politici spietati non starebbero sui loro troni,
se la vigliaccheria
e quel fondo di crudeltà che tanto ci appartiene,
fossero mandati al macero come prodotti in scadenza,
fossero vittime della pulizia settimanale
che ognuno dovrebbe fare
al proprio cuore.

(Anonimo)

sabato 10 gennaio 2009

Un minuto di silenzio


Oggi a Firenze, lutto cittadino per i tre ragazzi morti a seguito di un incidente stradale sulla via Pistoiese, dopo l'uscita dalla discoteca Viper. La macchina, lanciata a tutta velocità e guidata da un ragazzo imbottito di alcool e canne, si è schiantata contro un albero. Due ragazze avevano sedici anni, gli altri diciotto o venti. Uno si è salvato. A mezzogiorno, a scuola, è suonata la campanella per fare un minuto di silenzio. Io non facevo lezione ma mi trovavo in classe con molti colleghi per un corso di aggiornamento. Prima del silenzio, ho alzato la mano e ho chiesto di dire qualcosa.

- Un lutto cittadino per una tragedia privata e per fare coraggio a quattro famiglie gettate nella disperazione: questo mi sembra un atto di grande umanità. E sembra che il sindaco abbia voluto far riflettere tutti quei ragazzi che buttano via così la propria vita. Però in queste settimane così tristi, macchiate di sangue, offese da una guerra che si sta svolgendo a due passi da noi, avrei voluto che il lutto cittadino si esprimesse attraverso lezioni di storia nelle classi, attraverso le discussioni nelle famiglie che permettono a ragazze di sedici anni di tornare a casa la mattina, che danno loro soldi per girare e passare da un locale all'altro, che comprano macchine, motorini e in cambio non chiedono niente. La guerra e il consumo sfrenato della vita. Nessuno che riesca a costruire una barriera di no. Avrei voluto che il silenzio - ammesso che serva a qualcosa - non si fermasse oggi in via Pistoiese.

Questo il mio discorso un po' retorico. Mi guardavano strano, qualcuno ha detto che ognuno il silenzio poteva osservarlo per quello che voleva. Fine della discussione. Ho sentito anche qualche chiacchiericcio del tipo: - Chi non ha figli parla bene...