martedì 6 gennaio 2009

Orrore di guerra


Guardare la guerra in TVe gli effetti che questa produce, fa sentire ancora più impotenti di quanto lo saremmo se non ne vedessimo mai le immagini. Come è possibile che su una striscia di poche decine di chilometri, si viva come prigionieri perenni e si pensi di vincere una guerra assolutamente impari con il nemico che occupa tutto il resto della terra? Non so quale potrebbe essere la soluzione, non lo sa nessuno, a meno che Israele rinunciasse ai territori usurpati e i palestinesi potessero vivere in condizioni dignitose. Certo che i razzi di Hamas non porteranno mai ad una soluzione di questo tipo. Poveri bambini, sfortunati tutti quelli nati dentro questa tragedia senza fine. Si annienteranno a vicenda. Ci vorrebbe un Deus sopra le parti che caccia via tutti. Tutti fuori! Largo al vuoto, al silenzio, alla natura che si impossessa delle armi abbondonate, della polvere da sparo, del sangue, dell'aria inquinata da tanto terrore. Via tutto! Anche il sepolcro e la via crucis e le chiese e le moschee. Magari non fosse mai nato nessuno in questa terra di dolore! Il deserto sarebbe cento volte meglio delle culture millenarie.

domenica 4 gennaio 2009

Anno nuovo


Camminando per le viuzze sterrate di S. Maria, a Capoverde nell'isola di Sal, si incontrano soprattutto senegalesi che vendono portafogli, collanine, braccialetti e tanti oggetti di legno. Parlano tutti italiano e ti chiedono da dove vieni. Chi ha il fratello a Lecce, chi ha la sorella a Verona, lo zio a Palermo e cosi via. Raccontano dell'italia come se ci fossero stati e molti di loro seduti sui marciapiedi, dipingono tele con disegni un po' stilizzati di casette, donnine, frutta, mari e cieli. Hanno dei secchielli di colore, qualche bastoncino, uno o due pennelli. Una volta seccato il colore fissano la tela ad un supporto la legno, quando la compri, la schiodano e la srotolano. E' un artigianato un po' semplice ma insomma riescono a venderne tantissime. Io sono rimasta un po' incastrata da uno che mi ha fermato per strada dicendo di conoscermi perchè qualche sera prima era stato al villaggio a suonare. Lì per lì mi è sembrato anche di riconoscerlo, così l'ho seguito al suo negozietto dove avrebbe dovuto essere sua mamma. Sua mamma non c'era, ma mi ha regalato una collanina e poi ha cominciato a farmi vedere pettinini, tartarughe, borsettine di paglia e poi le sue produzioni artistiche su tela. Non sono molto brava a sottrarmi agli acquisti dopo che sono rimasta tanto tempo a guardare e toccare, così ho comprato una tela dipinta con tre donnine dentro tre gonnelline e tre cestini in testa. Ha chiesto venti euro, gli ho detto che ne avevo 0tt0, ha insistito su dieci, ho ripetuto che ne avevo dieci ma due mi servivano per il taxi, così lui mi ha detto: - dammi dieci e io ti presto due-. Così sono uscita con la tela arrotolata e duecento escudos corrispondenti circa a due euro. Abbiamo camminato un po', avrei voluto vedere altri negozi ma mi sono ritrovata seduta sul primo taxi che è arrivato.

- Tanto non avevi più soldi - mi ha detto salutandomi - fai con comodo, rendimi i soldi quando ritorni.

Così, un po' confusa, sono tornata al villaggio pensando che sarei dovuta tornare prima di partire.

Sono tornata due giorni dopo e mi sono avvicinata al negozietto tenendo due euro in mano. Quando lui mi ha visto ha cominciato a ridere dicendo che ero proprio di parola (ha usato questa espressione) e si è mobilitato di nuovo per farmi vedere ancora una volta tutte le nuove produzioni. Sono riuscita a sottrarmi alle sue manifestazioni di calore e sono uscita. Sarei stata curiosa però di sapere che cosa avrebbe escogitato per farmi tornare.

- Meglio non dare confidenza - stava dicendo un milanese seduto al tavolo di una bettola con due ragazze italiane di non so dove - avete sentito delle due ragazze italiane uccise l'anno scorso a colpi di pietra e seppellite in una buca? E' successo proprio qui, appena fuori da Santa Maria.

Il cielo si stava oscurando, il vento agitava le onde, le campane della chiesa hanno suonato le sei. Mi sono allontanata verso la spiaggia e ho camminato veloce senza rispondere ai tanti saluti dei venditori e degli sfaccendati.

- Meglio non uscire senza che ci siano escursioni programmate - mi ha detto la guida capoverdiana del villaggio quando sono tornata.

Mah! Io ho sempre viaggiato e viaggiato molto e pur facendo tanta attenzione non ho mai avuto paura di conoscere persone. Sarò incosciente?

domenica 28 dicembre 2008

Al villaggio turistico


Prima volta, lo giuro! E potrei dire tranquillamente l'ultima, ma, mai dire mai.


Un posto di noia e di cibo. Tanto cibo, non avrei mai immaginato di vedere cascate di prosciutti, pesci intingolati e fritti, zuppe e pasta, dolci, quantita' incredibile di tutto. E tutto e tanto e le posate e i bicchieri e i piatti e siccome e' tutto incluso, la gente riempie il piatto e poi lascia, si alza di nuovo e fa ancora il giro. E tutto si mangia e si beve in continuazione. Il villaggio e' in mezzo ad una landa desolata, gli uomini della sicurezza sono dislocati un po' dappertutto. Fuori, basta camminare un po' e la solita massa di diseredati, forse anche affamati, probabilmente schifati anche loro di tanto spreco e tanta abbondanza. Se entrassero e vedessero, ma qualche notizia di quello che succede qui dentro l'avranno certo avuta. Io che non sono una »mangiona» mi sento gia'piena solo a guardare. La sensazione di non fame e' terribile. Sa di morte.


Volevo il sole e il mare, giuro, non avevo nemmeno immaginato che nei villaggi turistici, si rimpissassero i clienti come le oche del pate'.


Ci sono anche le immersioni, e la tombola, e i massaggi a pagamento, e le bocce e il mini golf. E tutto e' sottolineato dalla quantita' enorme di bicchieri, piatti, bottiglie, cibo abbandonato nei cespugli per i gatti. Ce ne sono tanti e loro forse qui sono felici. Io che sono una salutista, mi scandalizzo di tutto e penso alla rovina del mondo globalizzato.


Non era proprio la vacanza per me. Non posso nemmeno ammorbare chi legge, per dare e darmi una qualche spiegazione.


Ho sentito una conversazione fra due signore un po' agé: prossimo anno Cuba al Ventaglio, qui sono tutti simpatici ma forse si scopa poco. E l'altra: si, magari c'e' anche un po' piu' di sole.
Dimenticavo: Qui a Capoverde, non c'e' nemmeno il sole in questo periodo. E' solo il paradiso di chi ama l'immoralita' del cibo e il solletico di qualche bel ragazzo.

martedì 23 dicembre 2008

pausa

Mi scuso (ma forse non è la parola giusta) con tutti quelli che pazientemente hanno letto i miei post durante questo anno. Ho perso il filo.
Auguro a tutti di poter essere buoni e aperti per tutto l'anno, così, come forse si sentono, in questo periodo di suoni, canti e regali.
Tante belle cose

lunedì 17 novembre 2008

"Amore c'è?"

Ogni volta che arriva in classe uno studente nuovo, lo faccio accomodare, e poi chiedo agli altri di presentarsi e fargli le domande di rito: come ti chiami, di dove sei ecc...In questo modo verifico le loro capacità di mettersi in relazione attraverso strutture linguistiche imparate, capisco se il nuovo arrivato è totalmente pricipiante e apro la strada per future amicizie. La tendenza di tutti, è quella di stare seduti conn la testa sul quaderno e magari chiacchierare con il vicino che parla la stessa lingua. Rimangono sorpresi quando capiscono di poter parlare in italiano non solo con gli italiani e perchè più o meno costretti, ma possono usare una lingua ponte (quelli che non ne posiedono altre), anche per comunicre con altri stranieri. Siccome l'altro giorno è arrivata una ragazza tailandese molto carina, ho visto un po' di fermento fra i maschi, ho chiesto di farle le solite domande e il solito ragazzo cinese che si lamenta sempre di non piacere alle ragazze, rivolgendosi a lei ha chiesto: - Amore c'è? - Grandi risate, ma lei ovviamente, essendo nuova, non aveva capito che lui voleva sapere se aveva il ragazzo. Preferiscono sempre usare il "C'é", fare le domande con "Hai" non piace quasi a nessuno. Gliel'ho chiesto in inglese e lei tutta rossa ha risposto di si. E io ho capito che con lei dovrò ricominciare tutto dall'inizio.

domenica 9 novembre 2008

Dinamiche di classe


Carlos non è più tanto giovane, porta un orecchino a forma di fiore, si mette le collanine, porta anellini di vetro colorato, è in Italia da due anni ma non è mai andato a scuola, fa le pulizie e il suo italiano è monco, fatto di verbi all'infinito e articoli perduti. Giovanni è alto, bello e molto giovane, è arrivato il primo di ottobre che diceva appena "ciao" e adesso, parla, racconta, fa amicizia con tutti, dà la mano ai nuovi arrivati, se non conosce una parola in italiano ne infila una della sua lingua e va avanti, oppure cerca qualcosa di corrispondente. Esempio: non sa come si dice "madonna" e dice "parente di Gesù", non trova la parola "gratis" e dice "senza soldi". Insomma sa organizzarsi bene. Tony è giovanissimo, capelli sugli occhi, felpa Nike, scarpe della stessa marca, ama la musica, conosce Eros Ramazzotti, viene a scuola e va nelle case a fare qualche ora di pulizie. Lin è bella, viene a scuola per il secondo anno, ha imparato pochissimo, parla solo con quelli della sua lingua. Fatima ha la testa coperta, ha un figlio che ha la stessa età dei ragazzi in classe, è seria, studia, ha un quaderno, il dizionario, non tiene fogli sparsi in qua e là e ha un bel sorriso. Siccome avevo visto qualcuno che confabulava guardando la sua testa, le ho chiesto davanti a tutti da quanto tempo portasse il fazzoletto e lei ha risposto che aveva cominciato quattro anni prima, per seguire meglio le regole del Corano.


Genevieve è giovane e piacente, è seria, fa progressi e dà poca confidenza ai ragazzi. Hu Bo arriva per il secondo anno, è puntuale e ogni tanto dice che a lui piace ragazza italiana ma a ragazza italiana no piace lui. E poi c'è Wang. Arriva quando vuole, entra senza salutare, non ha un quaderno e si siede sempre accanto a Lin che lo comanda a bacchetta. Anche Tony si siede accanto a Lin, così lei in mezzo è sempre occhieggiante e cerca di copiare dal quaderno di Tony. Giovanni dice orgoglioso di avere amici zingari e mafiosi e che preferisce le ragazze del suo paese.


Carlos vuole sempre sedere accanto a Giovanni, Giovanni lo chiama "amico bambolina", io lo guardo malissimo e lui mi dice che scherza, io lo guardo ancora male e lui mi spiega che è per colpa della collanina. Carlos ride e sembra contento che Giovanni lo consideri suo amico, confida a Tony che Giovanni è bello. E Tony ride. Io vorrei intavolare una discussione ma con i pochi strumenti linguistici a mia disposizione, ho paura di ingigantire ancora di più il problema. Rimando.


Wang entra con l'auricolare, non saluta, è contrariato perchè Lin è seduta in mezzo a due baldi giovani, lo fulmino con lo sguardo, lo "stoppo", gli chiedo di uscire, togliersi quei cosi dalle orecchie, entrare di nuovo, salutare e chiedere scusa per il ritardo. Si stizzisce e ancora con le orecchie tappate mi fa cenno di non aver capito. Cala il silenzio. Finalmente con le orecchie libere mi fa dei gesti come a dire: Ma devo andare via? - No, esci, rientra e questa è l'ultima volta che puoi fare così -. Fisicamente è ridicolo, ha più di 20 anni ma è piccolo come un quindicenne, è firmato dalla testa ai piedi e porta capelli dritti come un marziano. Il cervello non lo usa. Nel caso ce l'avesse. Vorrei essere molto più dura con lui, ma conosco bene la mamma che è venuta a scuola per tanti anni e ancora non riesce a fare una frase corretta o a chiedere qualcosa: - sempre cucina io parlare cinese, solo lavare piatti.
E' una brava donna e questo figlio arrivato in Italia 4 anni fa, non ha certo voglia di lavorare quanto lei. A volte lei viene a salutarmi e mi porta qualche regaluccio: - perchè tu buona e stanca - dice. Io non so se sono buona o se non ho il coraggio di essere dura. Lei mi fa un po' pena e non voglio darle il dispiacere di cacciare suo figlio. Tony intanto chiede il numero di telefono a Lin che glielo dà, lo chiede anche a Genevieve che non glielo dà. Fatima viene vicino a me e mi dice che i ragazzi di questa generazione sono come Wang: - troppe cose compra la mamma, troppi soldi senza lavorare, mio figlio è con i nonni, ancora è bravo, dopo non lo so-.




(i nomi sono inventati, la situazione è più o meno questa)

sabato 1 novembre 2008

Autunno


Sarà l'autunno, saranno le notizie tristi che arrivano da qualsiasi fronte, sarà lo spleen, sarà il ritorno all'ora solare, sarà il buio delle cinque e mezzo la sera, saranno i giorni dei morti, sarà la fatica di esserci.

Non ho argomenti da scrivere sul blog. Mi sembra che uno sbadiglio pesante possa oscurare qualsiasi pensiero o notizia messi sulla pagina.